sezione centrale

Ufficio Commercio, artigiano e attività produttive

Responsabile dell'ufficio:
Giovanni Toniolo

Telefono:
0331-608747

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ORARIO DI APERTURA:
dal lunedì al venerdì: 10.00 - 13.00
giovedì: 16.00 - 18.00

stemma comune di olgiate olona

Presso l'Ufficio Commercio – Artigianato- Attività produttive si svolge la gestione amministrativa delle pratiche relative alle istanze e/o comunicazioni presentate dai titolari delle seguenti attività di produzione di beni e prestazione di servizi:

  • commercio al dettaglio in sede fissa
  • commercio su aree pubbliche
  • somministrazione di alimenti e bevande
  • fiere e manifestazioni
  • strutture ricettive
  • servizi alla persona
  • attività di servizio
  • sicurezza pubblica (ex licenze di P.S.)
  • artigiani
  • industrie
  • depositi

Presso l'Ufficio è disponibile, su richiesta dell'interessato, la modulistica ufficiale per la presentazione di domande e/o comunicazioni per l'inizio, la trasformazione, la variazione e la cessazione delle suddette attività produttive e di servizio. 

Si consiglia un colloquio preventivo al fine di disporre in tempo utile la necessaria documentazione a corredo della modulistica idonea fornita dall’ufficio.

Schede informative sulle procedure svolte dall'Ufficio
NORMATIVA

Nuovo testo unico regionale in materia di Commercio e Fiere 
Il 5 febbraio 2010, sul 3° supplemento ordinario BURL è stata pubblicata la Legge Regionale 2 febbraio 2010 n.6 “Testo unico delle Leggi Regionali in materia di Commercio e Fiere”.

Si tratta di un testo unico “compilativo” (redatto ai sensi della L.R. n.7/2006 “riordino e semplificazione della normativa regionale mediante testi unici”) che, cioè, si limita a mettere insieme le norme di settore, fino a ieri disperse in 16 leggi, che vengono contestualmente abrogate, eliminando le contraddizioni e gli errori materiali, correggendo i rimandi reciproci e recependo alcune prescrizioni di normativa nazionale
che risultano inderogabili da parte delle Regioni.

Gli obiettivi del provvedimento, costituiti da 7 titoli per complessivi 156 articoli, sono indicati dalla relazione accompagnatoria approvata
dalla Giunta Regionale il 25/11/2009; in modo sommario se ne riportano qui di seguito alcuni:

• Si è reso necessario il coordinamento delle disposizioni sul commercio all’ingrosso contenute nella L.R. n. 12/1975, per molti aspetti ad oggi non attuata, con la legislazione statale e regionale sopravvenuta.

• L’art. 5 della l.r. n. 12/1975 citata che prevedeva in capo al Presidente della Giunta Regionale la competenza ad approvare i progetti tecnici relativi all’avvio dell’attività dei mercati o all’ampliamento dei mercati esistenti, è stato adeguato alle disposizioni della L.R. n. 12/2005 “Legge
per il governo del territorio” che attribuiscono tali funzioni ai Comuni nell’ambito degli atti nei quali è articolato il Piano di Governo del Territorio comunale (PGT).

• Sono state adeguate le disposizioni relative al servizio igienico-sanitario svolto all’interno del mercato che prevedevano la presenza dei veterinari del servizio comunale al Reg. (CE) 29.04.2004 n. 852/2004/Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari) in base al quale l’operatore alimentare ha la responsabilità di garantire la sicurezza alimentare in tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti sottoposti al suo controllo, mediante l’applicazione della legislazione alimentare. I controlli su come vengono attuate le procedure igienico sanitarie spettano alle ASL.

• Si è provveduto inoltre ad adeguare le norme della l.r. in esame che prevedevano l’affidamento diretto degli appalti di trasporto e degli altri servizi svolti all’interno dell’area del mercato a cooperative di facchinaggio al D.Lgs. n. 163/2006 in materia di appalti.

• Un altro aspetto preso in considerazione è il rapporto tra la normativa regionale sui pubblici esercizi e la direttiva servizi del 2006. Si è operato un recepimento della normativa comunitaria relativamente alla programmazione delle attività di somministrazione di alimenti e bevande
di competenza della Giunta Regionale: nella predisposizione degli indirizzi generali ai Comuni non si terrà più conto di criteri riconducibili
al rapporto tra domanda e offerta.

Le leggi abrogate sono le seguenti:

  • Legge Regionale 22 gennaio 1975 n. 12 (Ristrutturazione dei mercati all'ingrosso);
  • Legge Regionale 29 agosto 1988 n. 45 (Promozione e disciplina dei centri integrati all’ingrosso non alimentare);
  • Legge Regionale 14 luglio 1999 n. 14 (Norme in materia di commercio in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 114 "Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’art. 4 comma 4 della Legge 15 marzo 1997 n. 59”);
  • Legge Regionale 21 marzo 2000 n. 13 (Interventi regionali per la qualificazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese commerciali);
  • la Legge Regionale 21 marzo 2000 n. 15 (Norme in materia di commercio al dettaglio su aree pubbliche);
  • Legge Regionale 3 aprile 2000 n. 22 (Disciplina delle vendite straordinarie e disposizioni in materia di orari degli esercizi commerciali);
  • Legge Regionale 25 novembre 2002 n. 27 (Normativa sull’occupazione abusiva del suolo pubblico per le attività commerciali non autorizzate);
  • Legge Regionale 10 dicembre 2002 n. 30 (Promozione e sviluppo del sistema fieristico lombardo);
  • Legge Regionale 24 dicembre 2003 n.30 (Disciplina delle attività di somministrazione di alimenti e bevande);
  • Legge Regionale 5 ottobre 2004 n.24 (Disciplina per la razionalizzazione e l’ammodernamento della rete distributiva dei carburanti);
  • Legge Regionale 28 ottobre 2004 n.29 (Modifica della L.R. 3/4/2000 n. 22 "Attuazione dell’art.15 (vendite straordinarie) del D.Lgs. 31/3/98 n.114 ‘Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’art. 4 comma 4 della Legge 15/3/97 n.59’”);
  • Legge Regionale 23 maggio 2006 n.11 (Modifiche e integrazioni alle leggi regionali in materia di commercio, fiere e mercati);
  • Legge Regionale 28 novembre 2007 n.30 (Normativa in materia di orari degli esercizi commerciali);
  • Legge Regionale 31 marzo 2008 n.8 (Normativa in materia di commercio al dettaglio su aree pubbliche);
  • Legge Regionale 7 agosto 2008 n.25 (Modifiche ed integrazioni alla Legge Regionale 5 ottobre 2004 n. 24 “Disciplina per la razionalizzazione e l'ammodernamento della rete distributiva dei carburanti”);
  • Legge Regionale 29 giugno 2009 n.9 (Modifica a leggi regionali e altre disposizioni in materia di attività commerciali);

I provvedimenti attuativi (regolamenti, delibere di Giunta, circolari, ecc.) restano formalmente in vigore fino a quando non saranno modificati e sostituiti da nuovi provvedimenti (cosa non obbligatoria, in quanto la nuova norma non contiene innovazioni sostanziali a cui bisogna attenersi). 

La legge in questione contiene 156 articoli divisi in sette titoli con più capi e sezioni, che trattano le discipline inerenti la materia;

Titolo I: Oggetto del Testo unico

Titolo II: Disciplina delle diverse tipologie di attività commerciali

Capo I: commercio al dettaglio

Sez. I: commercio in sede fissa

Sez.II: commercio per mezzo di apparecchi automatici

Sez.III: commercio su area pubblica

Sez.IV: occupazione di suolo pubblico per le attività commerciali non autorizzate

Capo II: commercio all’ingrosso

Capo III: somministrazione di alimenti e bevande

Capo IV: vendita di carburanti per uso autotrazione

Titolo III: Regolazione della condotta

Capo I: orari

Capo II: vendite straordinarie

Capo III: modalità vendita stampa quotidiana e periodica

Titolo IV: Manifestazioni fieristiche

Titolo V: Promozione e sostegno attività commerciali

Titolo VI: Disciplina urbanistica del commercio

Titolo VII: Disposizioni finali e abrogazioni

Testo Unico

Decreto legislativo 26 marzo 2010, n 59, di attuazione della Direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno (cd. Direttiva Bolkestein)

 
 Il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, pubblicato sul S.O. n. 75 alla G.U. n. 94 del 23 aprile 2010, recepisce la Direttiva 123/2006/CE
del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, con la quale si è inteso fornire
un contributo decisivo al processo di liberalizzazione e semplificazione del mercato dei servizi. 

 

Lo scopo della direttiva è quello di semplificare le procedure amministrative, eliminare l’eccesso di burocrazia considerata “barriera per
lo sviluppo del settore dei servizi” e soprattutto evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità per coloro che intendono stabilirsi
in un altro Stato membro della U.E., per prestare dei servizi.

La Direttiva n.123/2006/CE ha indicato, altresì, quale principale strumento per perseguire tale obiettivo, la necessità di limitare l’obbligo
di autorizzazione preliminare alle attività di servizio - sostituendolo, tutte le volte che sia possibile, con istituti semplificati - e di prevedere requisiti per l’accesso all’attività, solo nei casi in cui tale autorizzazione e tali requisiti siano giustificati da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, sanità pubblica o tutela dell’ambiente, in conformità e nel rispetto dei principi di non discriminazione, necessità, proporzionalità

La PARTE PRIMA del decreto legislativo n. 59 del 2010, contiene disposizioni di carattere generale ed è diviso in più titoli. Il Titolo I contiene
le disposizioni generali in senso stretto e è articolato in più Capi. Il Capo I regola l’ambito di applicazione del decreto legislativo, precisandone oggetto e finalità (articolo 1), e chiarendo in generale che le disposizioni i questione si applicano a qualsiasi attività economica, di carattere imprenditoriale o professionale, svolta senza vincolo di subordinazione, diretta allo scambio di beni e servizi o alla fornitura di altra prestazione anche a carattere intellettuale, ed individuando i settori esclusi e gli altri per i quali l’applicazione è comunque limitata (articoli da 2 a 7).
Fra i settori esclusi si evidenziano, per quanto di interesse, i servizi finanziari, ivi inclusi i servizi assicurativi e di riassicurazione, i servizi
di trasporto, i servizi sanitari e quelli farmaceutici, i servizi privati di sicurezza, ecc. 

Il Capo II contiene le definizioni (articolo 8) ed i principi generali (articolo 9, clausola di specialità). In particolare si evidenzia che il predetto articolo 9, fra le "disposizioni di attuazione di altre norme comunitarie che disciplinano aspetti specifici dell'accesso ad un'attività di servizi
o del suo esercizio per professioni o in settori specifici" che prevalgono e si applicano in caso di contrasto con le disposizioni del decreto legislativo in questione, include anche quelle di cui al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, di attuazione della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche e dei titoli professionali conseguiti all’estero.

Il Titolo II, Capo I, contiene le disposizioni generali in materia di accesso ed esercizio delle attività di servizi, relativamente alla libertà di accesso ed esercizio delle attività (articolo 10), ai requisiti vietati (articolo 11), ai requisiti subordinati alla sussistenza di un motivo imperativo di interesse generale (articolo 12) ed alla necessità di notifica alla Commissione europea delle eventuali nuove disposizioni che prevedono tali requisiti (articolo 13).

Il Capo II del medesimo Titolo, contiene le disposizioni generali in materia di regimi autorizzatori. Si evidenzia, in particolare, l’articolo 15, che disciplina in generale le condizioni cui può essere subordinato l’accesso e l’esercizio alle attività di servizi, prevedendo che tali condizioni siano: 

  • non discriminatorie;
  • giustificate da un motivo imperativo di interesse generale;
  • commisurate all'obiettivo di interesse generale;
  • chiare ed inequivocabili;
  • oggettive;
  • rese pubbliche preventivamente;
  • trasparenti e accessibili.

In evidenzia inoltre l’articolo 16 che regola l’ipotesi in cui il numero di titoli autorizzatori disponibili per una determinata attività di servizi
sia limitato per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche disponibili: in questi casi viene previsto che le Autorità competenti applichino una procedura di selezione tra i candidati potenziali ed assicurino la predeterminazione e la pubblicazione dei criteri e delle modalità atti ad assicurarne l'imparzialità, cui le stesse devono attenersi.

Gli articoli 17, 18 e 19, regolano rispettivamente e in termini generali i procedimenti di rilascio delle autorizzazioni, il divieto di partecipazione alla decisione da parte di operatori concorrenti e l’efficacia territoriale e temporale delle autorizzazioni.

Il Titolo III contiene le disposizioni relative alla libera prestazione dei servizi.

Il Titolo IV contiene le disposizioni relative alla semplificazione amministrativa e, in particolare, quelle relative allo Sportello unico per le attività produttive (articolo 25). 

A questo riguardo tali disposizioni, cosi come i richiami al medesimo sportello unico contenuti nelle disposizioni procedurali relative alle singole attività, hanno trovato completa applicazione con il D.P.R. 7/9/2010 n.160 (Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo sportello unico per le attività produttive, ai sensi dell'articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.)

Si evidenzia inoltre che il comma 3 del predetto articolo 25 testualmente prevede che, anche quando le condizioni di operatività del SUAP si siano realizzate, “le domande, se contestuali alla comunicazione unica, disciplinata dall'articolo 9 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, sono presentate al registro delle imprese di cui all'articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, che le trasmette immediatamente allo sportello unico”.

I Titoli V, VI e VII, contengono, rispettivamente, le disposizioni a tutela dei destinatari, quelle sulla qualità dei servizi, e quelle sulla collaborazione amministrativa fra le autorità competenti.

Le disposizioni di più specifico interesse per il settore commercio/pubblici esercizi/attività dei servizi alla persona, sono contenute nella PARTE SECONDA del decreto legislativo n. 59 del 2010, e più precisamente, negli articoli da 64 ad 81, compresi nel Titolo II di tale Parte, concernente le disposizioni relative ad alcuni procedimenti di competenza del Ministero dello sviluppo economico.

Si evidenzia inoltre, nella PARTE TERZA, Titolo II, l’articolo 85 (Modifiche ed abrogazioni),al cui comma 1, è disposta una modifica di carattere generale alla formulazione delle disposizioni

concernenti la dichiarazione di inizio di attività di cui all’articolo 19, comma 2, della legge 7

agosto 1990, n. 241, e negli altri commi, sono ripetute ed integrate anche le abrogazioni espresse di alcune disposizioni previgenti nei settori di specifico interesse.

L’art.19 della Legge n.241 così modificato, dopo pochi mesi è stato completamente riscritto dall’art.49, comma 4bis, del D.L. 31/5/2010 n.178 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica) convertito in L. 30/7/2010 n.122, che ha introdotto l’istituto della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (cd SCIA) in sostituzione della precedente disciplina della DIA.

Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)

Dalla dichiarazione di inizio attività (DIA) alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) - Prime indicazioni

Con l’approvazione della manovra finanziaria è entrata in vigore la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA).

La Legge 30 luglio 2010 n. 122 di conversione del D.L. n.78/2010 (recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), in GU n. 176 del 30-7-2010 - Suppl. Ordinario n.174, entrata in vigore il 31 luglio 2010, ha modificato l’art.19 della Legge n.241/1990, prevedendo che la Dichiarazione di Inizio Attività (D.I.A.) venga sostituita da una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), la cui presentazione consentirà immediatamente all’aspirante imprenditore di iniziare lo svolgimento dell'attività.

Infatti l’art. 49, comma 4bis, di questa legge ha modificato l’art. 19 della Legge n.241/90 “Dichiarazione di Inizio Attività” sostituendolo integralmente come di seguito riportato:

Art. 19 (Segnalazione certificata di inizio attività - SCIA)

(articolo così sostituito dall'articolo 49, comma 4-bis, legge n. 122 del 2010)

  • Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, è sostituito da una segnalazione dell’interessato, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, all’amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli imposti dalla normativa comunitaria. La segnalazione è corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del testo unico di cui al d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, nonché dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformità da parte dell’Agenzia delle imprese di cui all’articolo 38, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui al primo periodo; tali attestazioni e asseverazioni sono corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione. Nei casi in cui la legge prevede l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, ovvero l’esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.
  • L’attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione all’amministrazione competente.
  • L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. E' fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies. In caso di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci, l’amministrazione, ferma restando l’applicazione delle sanzioni penali di cui al comma 6, nonché di quelle di cui al capo VI del testo unico di cui al d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, può sempre e in ogni tempo adottare i provvedimenti di cui al primo periodo.
  • Decorso il termine per l’adozione dei provvedimenti di cui al primo periodo del comma 3, all’amministrazione è consentito intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente.
  • bis. Il presente articolo non si applica alle attività economiche a prevalente carattere finanziario, ivi comprese quelle regolate dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e dal testo unico in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. (comma introdotto dall'articolo 2, comma 1-quinquies, della legge n. 163 del 2010)

Con il comma 4ter, dell’art.49, viene ribadito che la normativa in questione attiene alla tutela della concorrenza ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, e pertanto deve essere adottata in tutte le normative statali e regionali dalla data di entrata in vigore della legge.

Sostanzialmente la SCIA consente di iniziare l’attività immediatamente e senza necessità di attendere la scadenza di alcun termine, ciò traducendosi in una sostanziale accelerazione e semplificazione rispetto la precedente disciplina contenuta nell’art.19 della Legge n.241/1009 che prevedeva il decorso del termine di trenta giorni prima di poter avviare l’attività oggetto della DIA e legittimava l’esercizio dei poteri inibitori da parte dell’Amministrazione entro l’ulteriore termine di trenta giorni dalla comunicazione di avvio della medesima attività. Il D.Lgs n.59/2010 (cd Direttiva servizi Bolketstein) aveva introdotto a livello statale, la DIA “ad effetto immediato” ma soltanto con riferimento a quelle attività economiche ricadenti nell’ambito di applicazione della medesima direttiva, ed in mancanza di disposizioni che consentissero modalità di accesso (autorizzazioni o DIA “ad effetto differito”) 

In merito a ciò nella circolare n.3637 del 10/8/2010 emanata del Ministero dello sviluppo economico si fa esplicito riferimento al D.Lgs. n.59/2010 ed a quelle attività per cui in tale normativa era prevista la DIA “immediata o differita”, ora per queste attività si deve applicare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, con l’avvio immediato dell’attività.

Dalla lettura della norma appare chiaramente che il legislatore, con questa modifica abbia inteso liberalizzare ulteriormente l’inizio dell’attività economica non soggetta a particolari vincoli, nel contempo afferendo maggiormente al titolare dell’azienda la responsabilità circa quanto dichiarato, mediante l’istituto dell’autocertificazione.

Quindi dal 31 luglio 2010 è possibile intraprendere un’attività economica soggetta a verifica dei requisiti subito dopo la presentazione di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) all’Ufficio commercio del Comune di Olgiate Olona.

La SCIA deve:

• essere presentata prima dell'inizio dell'attività economica 

• contenere le autocertificazioni necessarie per documentare il possesso dei requisiti, professionali, morali e personali previsti dalle normative.

Per ogni attività si dovrà presentare apposita documentazione comprensiva delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del testo unico di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, (autocertificazione) nonché dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformità da parte dell’Agenzia delle imprese relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui al primo periodo; tali attestazioni e asseverazioni sono corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione.

L’Ufficio commercio del Comune avrà sessanta giorni di tempo dalla presentazione della segnalazione per istruire la pratica: in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti richiesti dalla legge adotterà motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente l’attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’Ufficio commercio medesimo (di norma non inferiore a 30 giorni).

Nulla è innovato relativamente a eventuali diritti di segreteria, bolli e tasse di concessione governativa.

Sono esclusi dalla disciplina della SCIA i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli imposti dalla normativa comunitaria. 

Sanzioni:

il comma 6, del nuovo art 19, della Legge n.241/1990, prevede per “chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni che corredano la segnalazione di inizio attività, dichiara o attesta falsamente l'esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al comma 1 sia punito con la reclusione da uno a tre anni"”,

Inoltre rimangono le sanzioni previste al successivo art. 21, comma 1, della stessa Legge n.241/90, rimasto in vigore nel quale viene ripreso l’art. 483 del C.P. che invece prevede una sanzione penale fino a due anni nonché quelle penali ed amministrative previste dal DPR n.445/2000 in caso di dichiarazioni o attestazioni false o mendaci.